INTERIORS - il libro

Per uno come me, che ama fotografare le persone, questa sospensione forzata da qualsiasi rapporto con “l’altro” è stata una vera sfida. Ho sempre considerato la fotografia come una sorta di proiezione di me sul mondo e allo stesso tempo una proiezione del mondo su di me. L’atto del guardare lo vivo come un modo per interagire e combinare il mio essere e ciò che sto osservando, in un processo quasi alchemico che, alla fine, produce l’immagine fotografica. Il ritratto dunque come risultato di una interazione, di uno scambio che alla fine della sessione avrà cambiato entrambi, fotografo e soggetto fotografato. Solo così posso sentirmi soddisfatto, anche senza aver guardato un solo fotogramma del mio lavoro. E’ una sensazione chiara che per un tempo indefinito fotografo e soggetto si sono fusi per creare l’immagine, in cui ognuno riconoscerà se stesso grazie all’altro.



In questi giorni di chiusure per la pandemia ho rivolto lo sguardo sul mondo circostante, su quello spazio vitale concluso ed infinito ad un tempo; e al suo continuo evolversi e modificarsi, passo dopo passo, giorno dopo giorno. Ma in fondo cos’è il paesaggio se non uno spazio interiore? Ho lasciato libero lo sguardo di viaggiare, e di fermarsi solo di fronte ad una emozione. Ne è nato un racconto, una sorta di diario che racconta il silenzio di questi momenti, di questo ordine improvviso che si manifesta agli occhi e che grazie alla fotocamera incornicio dentro i margini dell’inquadratura.

Contemporaneamente, memore del lavoro di un artista molto amato come Luigi Ghirri, ho rivolto lo sguardo al paesaggio all’interno delle mura domestiche. Per scoprire che anche qui le forme e le cose rappresentano esperienze dei sensi; parole scritte, musica, opere d’arte, ma anche suppellettili della cucina, oggetti raccolti in diversi luoghi in diversi momenti, e che ora nello spazio di un ripiano dialogano o semplicemente occupano uno spazio, quello del mio sguardo e della luce che li sfiora o che li colpisce con forza creando forti chiaroscuri. Questo mondo organizzato e noto mi si offre allo sguardo come se volesse stupirmi. O semplicemente riflettermi come frammenti di uno specchio.

Interno ed esterno, spazio concluso e spazio aperto, dentro e fuori si scambiano continuamente i ruoli, ma in realtà sono dimensioni e riflessi di un unico spazio interiore. Ed ecco che subito il parallelo con la poesia si manifesta. Non certo per descrivere o spiegare, ma per amplificare questo gioco di specchi e dare una ulteriore dimensione visiva.

Ecco dunque il mio viaggio in questi cinquanta giorni, un viaggio tra suggestioni, immagin-azioni, spazi e specchi dell’anima, per rompere i confini e dimostrare a me stesso che qualsiasi limite ci chiude se non sappiamo guardare, innanzitutto, dentro di noi.